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28 giugno 2007

Il colpevole silenzio sui diritti umani.

 Inizia a Brescia ed è subito rinviato il processo al padre assassino di Hina Saleem, la ragazza di origina pakistana barbaramente uccisa in nome di una cultura religiosa deformata, spietata, criminale e criminogena. Non bastano le parole a chi come noi vive nel culto della libertà di pensiero e di comportamento per denunciare la cultura totalitaria basata su presunte rivelazioni di immaginarie entità soprannaturali, di volta in volta interpretate, sempre in peggio, da singoli personaggi o involutesi nelle regole tribali di specifiche comunità. Abbiamo invece notato con dispiacere l' assenza delle organizzazioni storiche del movimento femminista italiano fra i richiedenti la costituzione di parte civile, avanzata invece dall' Acmid (Associazine di donne marocchine) anche se putroppo è stata respinta dal Tribunale. Notiamo con ancora più dispiacere che deputate, senatrici e donne celebri "de sinistra" hanno disertato un avvenimento in cui una presenza femminile qualificata avrebbe dato un segno visibile di solidarietà. Questo ruolo è stato assolto, e ci congratuliamo con loro, dalla deputata di AN Daniela Santanchè e la signora Anselma Dall' Olio-Ferrara, sulle cui posizioni espresse in altre circostanze abbiamo avuto molte valide ragioni di indignarci. E tuttavia loro oggi c' erano rendendo più vistoso il vuoto di altre esponenti politiche. Ma più vistoso di tutti è stato il vuoto delle istituzioni che potevano essere rappresentate dal Comune di residenza di Hina (o anche dalla Provincia e dalla Regione) per una costituzione di parte civile che avrebbe dato un senso di pubblica condivisione dei diritti di libertà stroncati dall' assassinio

nogod.it



26 giugno 2007

APPELLO DELLE DONNE MAROCCHINE

 Il 28 giugno avrà luogo a Brescia la prima udienza del processo ai responsabili dell’assassinio di Hina Salemme. Come è noto, la nostra Associazione ACMID-Donna onlus (associazione donne marocchine) si è costituita parte civile in questo processo: vogliamo giustizia per Hina e chiediamo che il suo sogno di libertà non venga dimenticato.
Il 28 giugno, dunque, l’Acmid sarà a Brescia. Ci auguriamo che quel giorno siano presenti al nostro fianco anche molte di voi per sostenere tutte insieme compostamente e civilmente, donne immigrate e donne italiane, la memoria e il sacrificio di Hina.
A quante vorranno accompagnarci, l’Acmid mette a disposizione mezzi di trasporto gratuiti dai luoghi di residenza.

Per informazioni, contattate info. www.acmid-donna.it
http://www.acmid-donna.it/

Tribunale di Brescia Via V. Vittorio Emanuele II, 96

28.06.2007 alle ore 8.30

douniaettaib@yahoo.it

Grazie, Dounia

Spero che almeno qualcuna, fra le mie lettrici, avrà la possibilità di rispondere a questo appello. Spero che qualcuno, anche se non potrà partecipare, vorrà almeno raccoglierlo e riproporlo nel proprio blog e inviarlo alla propria mailing list: è il minimo che possiamo fare.

                                          

barbara
Accolgo e aderisco all'appello diBarbara, ringranziandola per la notizia



23 giugno 2007

Family equality act

 

22/6/07 – Non le vedi mai sedersi su una panchina con l’avviso verniciata di fresco. Hanno occhi dappertutto (Joyce, Ulisse)

Con il coraggio che ha fino ad oggi ha segnato la sua vita Emma Bonino ha proposto al dibattito un tema pesante per teste pensanti. E cioè equiparare l’età della pensione delle donne a quella degli uomini. E per tre buoni motivi: perché le donne vogliono rimanere nel mondo del lavoro perché sanno che se ne escono difficilmente potranno tornarci; perché sanno che cinque anni di contribuzione in meno si tradurranno in una pensione minore e a maggior rischio di erosione; perché sanno che, tornando a casa, finirebbero col fare le bambinaie ai nipotini e le badanti  ai genitori. Bonino ritiene che il pensionamento anticipato per molte donne è una trappola, e sottolinea come tutta l’Europa va verso l’equiparazione dell’età del pensionamento. Inoltre il differenziale vigente in Italia è oggetto di una procedura d’infrazione comunitaria per quanto riguarda l’impiego pubblico. I detrattori della proposta, numerosi tra i datori di lavoro e i sindacati, dicono che i cinque anni di lavoro in meno indennizzano le donne per il peso del lavoro domestico e di cura. Bonino ribatte che sarebbe molto meglio  investire nelle “pratiche di conciliazione”, cioè asili nido, strutture per anziani… Bonino sa che questa proposta avrà una difficile accoglienza e sa anche perché. Sono in molti, infatti, a pensare che il ruolo della donna è all’interno della famiglia e che il lavoro è uno sgradevole incidente che è bene contenere. Ma le donne per prime sanno che senza i loro soldi la famiglia non cammina e i figli non si fanno.
Bonino sa che la sua proposta è pesante, ma sa che le prime a seguirla saranno, come sempre quando si deve cambiare, le donne.

da La pagina di Tiziana- nogod.it



20 giugno 2007

Sempre a proposito/2

 
  GAY PRIDE ISRAELE. Sì DELLA POLIZIA
Duri scontri con manifestanti ultra ortodossi
lunedì 18 giugno 2007 , di ansa
zoom A A A Scrivi a Gaynews Invia ad un amico Stampa
  GERUSALEMME, 18 GIU - La Gay Pride Parade si svolgera' giovedi' a Gerusalemme secondo i piani originari: lo ha confermato oggi alla Knesset (parlamento) il capo della polizia israeliana Dudi Cohen, all'indomani di una nottata di duri scontri in citta' fra reparti della polizia e migliaia di

ebrei ortodossi che protestavano contro ''la manifestazione

indecente''.

La polizia ha fermato otto facinorosi, mentre 24 persone (fra cui diversi agenti) sono rimaste ferite.

Giovedi' a Gerusalemme sara' schierato un 'esercito' di settemila agenti di polizia e della Guardia di frontiera incaricati sia di proteggere la Gay Pride Parade sia di arginare

una contromanifestazione di massa organizzata dai piu' autorevoli rabbini israeliani.

Informazioni di intelligence indicano la possibilita' di aggressioni nei confronti degli omosessuali e anche del ricorso a ordigni.

Si tratta della terza manifestazione di questo genere a Gerusalemme.

Tre anni fa un ebreo ortodosso si avvento' con un pugnale contro i dimostranti ferendone tre.

L'anno scorso la manifestazione prese le mosse nel semideserto quartiere degli uffici governativi e si concluse in uno stadio.

Quest'anno la manifestazione si svolgera' nel centro di Gerusalemme Ovest.




permalink | inviato da Soqquadro_ il 20/6/2007 alle 23:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 giugno 2007

A proposito di radici comuni nell'umanità

 
17.06.2007 Un ebreo scrive a Letizia Moratti
Risponderà il Sindaco ?

Testata: La Repubblica
Data: 17 giugno 2007
Pagina: 45
Autore: Davide Romano
Titolo: «Lettera di un ebreo alla Moratti e ai gay»

Dalle pagine milanesi di REPUBBLICA, riprendiamo un articolo di Davide Romano, una lettera aperta al sindaco Letizia Moratti, sul mancato conferimento del patrocinio ad un festival del cinema gay. Tocca argomenti che fanno fatica a entrare nel tessusto culturale della società italiana, a destra come a sinistra, per tacere del centro. Risponderà il Sindaco ?

Ecco l'articolo:

Ho avuto modo di apprezzare il rispetto e l’amicizia del sindaco Moratti per la Comunità Ebraica milanese, così come per lo Stato di Israele. Un merito che non manco mai di riconoscerle. Ma è proprio per questo – per il rispetto e la stima verso la sensibilità umana del nostro Sindaco – che non riesco a spiegarmi il suo atteggiamento di indifferenza verso i gay. Come ebreo, non posso non provare simpatia per le persone omosessuali, vista anche la loro storia di perseguitati. Anche loro trascinati nell’orrore della Shoah a prescindere da quello che facevano, ma solo per quello che erano. Mai potrò dimenticare le parole di Pierre Seel, deportato omosessuale: “Due uomini delle SS hanno portato un giovane al centro del quadrato. Inorridito, ho riconosciuto Jo, il ragazzo che amavo, appena diciottenne. (...) le SS gli strappavano i vestiti di dosso lasciandolo nudo e gli ficcavano un secchio in testa. Poi gli hanno aizzato contro i loro feroci Pastori Tedeschi: i cani lo hanno azzannato all'inguine e tra le cosce, e lo hanno sbranato proprio lì di fronte a noi. Le sue grida di dolore erano distorte e amplificate dal secchio sulla testa. Ho sentito il mio corpo irrigidito vacillare, gli occhi sbarrati dall'orrore, le lacrime mi correvano giù irrefrenabili, ho pregato perché la sua potesse essere una morte rapida”. Ma non è solo una questione di storia passata. Ancora oggi i gay sono perseguitati in mezzo mondo, da Cuba all’Indonesia, passando per l’Iran. Fatte le dovute differenze, anche nel nostro paese la vita di una persona omosessuale non è proprio facile. Ci sono ancora ai loro danni i pestaggi e le scritte offensive, tutti avvenimenti di cui peraltro la nostra città è stata purtroppo recente testimone. C’è un ultimo motivo infine, per cui ritengo sia un dovere morale - per chi crede nella sacralità della vita - essere solidali con i gay, in particolare con quelli in età adolescenziale: mentre gli ebrei nascono in famiglie ebree, gli omosessuali nascono soli. Una differenza non da poco. Pensate a due ragazzi, uno ebreo e uno gay, entrambi vittime dell’intolleranza a scuola. Il primo una volta tornato a casa, almeno avrà un conforto nei genitori, qualcuno con cui piangere e da cui essere capito. Il secondo invece, molto facilmente, non potrà neppure contare su quello. Perché con ogni probabilità non ha avuto neppure il coraggio di dire il suo segreto ai propri genitori, timoroso di non essere accettato. E allora la solitudine si fa davvero struggente. Non è un caso se la percentuale di tentati suicidi tra gli adolescenti gay è molto superiore a quella dei loro coetanei eterosessuali. Questi sono i motivi per cui non riesco a spiegarmi come una persona sensibile come la Moratti continui a negare quel poco che può fare - come concedere il patrocinio al Festival del cinema gay e lesbico - per aiutare l’accettabilità sociale della condizione omosessuale. E’ grazie infatti a manifestazioni come questa se certe solitudini possono unirsi, e diventare così migliori speranze di vita.



2 giugno 2007


 

La laicità è un valore fondamentale di qualsiasi stato veramente democratico, poiché non può esistere una democrazia senza libertà, e la libertà di credere (e di non credere)




permalink | inviato da il 2/6/2007 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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